Demagogia

burp

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Nelle zone colpite dal sisma in Emilia ci sono le istituzioni, le famiglie, i lavoratori, le associazioni ecc. che si stanno facendo in quattro per convincere le aziende danneggiate affinchè non se ne vadano via abbandonandoli in una situazione critica (un esempio su tutte: le multinazionali del settore medicale-farmaceutico della zona di Mirandola).

Questa mattina ho sentito dal radiogiornale regionale dell’FVG che si starebbe pensando di aiutare gli imprenditori emiliani colpiti dal sisma proponendo loro di trasferirsi armi e bagagli in via “temporanea” nel distretto della sedia (area manzanese e limitrofi, utilizzando così anche i capannoni vuoti della zona).
Pensavo di aver capito male.
Sfogliando il Messaggero Veneto ho trovato invece un articolo che confermava tale proposta.

Ho cercato invano di capire chi fosse l’artefice della pensata.
Sta di fatto che mi sembra una proposta fuori luogo.

La necessità di rimettere le aziende in condizione di non perdere le commesse ripartendo immediatamente è condivisibile e auspicabile.
Ma trasferire tutto in Friuli non mi sembra:

1) una soluzione che si possa definire “temporanea“. La ricostruzione avrà tempi incerti e dopo alcuni anni che una ditta si è insediata qui si è anche ambientata, avrà creato delle sinergie produttive e logistiche e chi glielo fa fare poi di sobbarcarsi gli oneri per ritornare giù e ricominciare nuovamente da capo?

2) una soluzione efficiente. Le aziende solitamente vivono anche grazie all’indotto, per cui si dovrebbe trasferire qui le aziende “grosse” con i propri dipendenti e pure le aziende dell’indotto con relative maestranze. Trecento chilometri non sono tanti, ma non sono neanche pochi.

Una soluzione “temporanea” potrebbe essere trasferire le aziende in capannoni sfitti in zone ben più vicine: Rovigo, Adria, la bassa veronese…

Di più: qualcuno ci ha già pensato (clicca qui).

3 thoughts on “Demagogia

  1. Credo che sia evidente che, sotto il velo del temporaneo e dell’offerta di aiuto, qualcuno stia cercando di portarsi a casa un distretto produttivo redditizio approfittando della grave situazione contingente. Alla fine potrebbe essere il minore dei mali, anche se non di certo per i comuni che vedrebbero partire le aziende. Il rischio più grosso è che queste aziende vadano oltre confine, ad appoggiarsi ad altri distretti dove il biomedicale è una realtà (Tuttlingen, Erlangen, …)

    Ciao

    Paolo

    • Non conoscevo i distretti crucchi 😦
      Comunque se uno si sposta di 300 km a quel punto come dici tu si sposta direttamente anche di 600 e risolve anche il problema “cuneo fiscale” (o al limite si sposta di 350 km e si ferma in Austria dove vige una tassazione comunque vantaggiosa rispetto all’Italia).

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