Oleis, Il Bello e il Buono dei Colli Orientali.

CLICCA QUI per gli ULTIMI AGGIORNAMENTI (10 febbraio 2014) in FONDO alla PAGINA.

Un mercato di prodotti della filiera agro-alimentare a chilometri zero combinato a percorsi di eco-turismo alla scoperta degli angoli più suggestivi dei dintorni!

Come rivitalizzare un piccolo centro di periferia rimasto, come molti altri, privo di servizi primari e centri di aggregazione in questi tempi in cui le inflessibili logiche di mercato prevalgono sulle logiche di servizio?

A Oleis, frazione del comune di Manzano in cui da diversi anni manca ad esempio una rivendita di generi alimentari o un semplice bar in centro paese, c’è chi si è messo in testa di invertire la rotta unendo tradizione e innovazione.

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Piazza Braida a Oleis – è qui che ci piacerebbe far decollare l’iniziativa “Oleis, il Bello e il Buono dei Colli Orientali”

Siamo partiti dalla semplice considerazione che Oleis è sì un paesino periferico ma è collocato in un ambito paesaggistico molto suggestivo, incastonato com’è tra il placido scorrere del fiume Natisone da una parte e le pendici dei colli di Rosazzo dall’altra, spiegano i portavoce dell’iniziativa denominata “Oleis, Il Bello e il Buono dei Colli Orientali” che sono Alberto Misano dell’Associazione Culturale Art&Sport e Eva De Marco de “L’Orto in Tasca” (innovativa applicazione per dispositivi smartphone/tablet che raggruppa su mappa georeferenziata diverse Aziende Produttrici della filiera agro-alimentare con vendita diretta al consumatore).

A conferma del pregevole contesto in cui ricade Oleis, basti pensare ad esempio che la frazione è inserita nel percorso realizzato dalla Provincia di Udine “FVG-3, Ciclovia Pedemontana e del Collio da Forgaria nel Friuli a Corno di Rosazzo”, a sua volta incluso nell’itinerario n.12 di Bicitalia F.I.A.B. (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) “da Torino a Trieste”.

Coniugando poi questi aspetti paesaggistici alla via via crescente attenzione rivolta oggigiorno a temi come il ritorno alla terra, ai prodotti naturali a chilometri zero, alla tutela della biodiversità e biospecificità, ecco che a Oleis auspichiamo possa attecchire questo evento settimanale che racchiuderà sia il mercato di prodotti della filiera agro-alimentare dal produttore al consumatore che laboratori didattici, il tutto in una comoda base di arrivo o partenza per piacevoli escursioni verso la millenaria Abbazia di Rosazzo e i colli circostanti, da cui si potrà godere di un’impagabile vista sulla pianura friulana fino al mare, prima di una puntatina nelle aziende vinicole o nelle accoglienti strutture ricettive dei dintorni.

L’intento di “Oleis, Il Bello e il Buono dei Colli Orientali” mira pertanto a rivitalizzare questo territorio fornendo al contempo servizi e occasioni di aggregazione sia al residente che all’eco-turista.

[AGGIORNAMENTO del 10 FEBBRAIO 2014]

In merito a quest’ultimo progetto su Oleis tengo a sottolineare senza problemi (è tutto documentato) che la domanda di parere di fattibilità è stata regolarmente protocollata il 5 NOVEMBRE 2013 in Comune a Manzano e DOPO 3 MESI (data nella quale gli 11 di hanno staccato la spina) NON avevo ancora avuto risposta! NONOSTANTE RIPETUTI SOLLECITI! GRAZIE!

THIS IS THE FUTURE! Andiamo avanti!

E come dicono nell’Urbe: AVOJA!

PS: SIETE RIDICOLI A OBBLIGARE I VOSTRI FIGLI A CHIEDERMI L’AMICIZIA SU FACEBOOK SOLO PER TENERMI SOTTO CONTROLLO. MA VERAMENTE RIDICOLI! (Avete da insegnare alla Gestapo, Mossad, Cia, Kgb ecc… non c’è che dire!)

Un consiglio: non perdete tempo a monitorarmi che io non sono addentro ai veri gangli del potere politico/temporale come voi, lo sapete! (Vedi qui sopra la pugnalata alle spalle che mi avete riservato senza troppa fatica). Concentratevi piuttosto a servire ben bene i Cittadini Manzanesi! (Qualora veniate rieletti, beninteso).

Caporetto, chiarimenti

L'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale

L’Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale

In risposta ad alcuni commenti ricevuti sul blog al precedente post, credo siano doverosi alcuni chiarimenti.
So benissimo (sono nato e vissuto in Friuli!) che la storiografia ha (quasi) sempre rappresentato come invasioni gli attacchi provenienti da oriente e come liberazioni gli attacchi provenienti da occidente, pertanto lungi da me l’accusa di essermi recato a Caporetto per festeggiare alcunchè! La mia presenza era solo per rendere omaggio da parte mia e di tutta la cittadinanza manzanese ai caduti di quella guerra.
Per quanto riguarda il tema DISFATTA SI’ / DISFATTA NO riporto il breve ma pertinente e documentato inciso del dott.Marco Pascoli (Esperto storico sui siti della Grande Guerra e promotore del Museo della Grande Guerra a Ragogna) che ringrazio per la disponibilità.

Dunque, il tema è uno di quei temi “da convegni” non liquidabile in poche righe. Tuttavia, in estrema sintesi la mia opinione è che “Caporetto” fu un successo militare austro germanico dovuto
1) alla certosina preparazione e alle innovazioni tattiche austro-tedesche
2) ad una somma di errori e coincidenze negative non tanto dell’Esercito Italiano in toto, quanto dell’Ala sinistra della 2^ Armata, per responsabilità diffuse dei comandanti di armata, corpo, divisione e brigata. Cadorna, gli ordini di stare sulla difensiva li aveva dati idonei e per tempo (17 settembre 1917), non sono stati eseguiti. La mancanza di controllo sull’operato dei generali inferiori assieme alla scelta di tenere le riserve del Comando Supremo troppo a sud, nella pianura friulana, sono stati i due grandi errori di Cadorna, a mio avviso molto meno responsabile della sconfitta di Caporetto rispetto a Capello, Badoglio, Cavaciocchi e Bongiovanni.

Caporetto dunque è stato uno scacco subito su un settore determinato del fronte, non certo una disfatta dell’esercito, che da solo seppe organizzare prima una difficilissima ritirata (che, pure con notevoli sacrifici, andò in porto e fu gestita, salvando l’esercito), poi la battaglia d’arresto su Piave – Grappa – Altopiani. Le battaglie di retroguardia, come Ragogna, Pozzuolo, Cividale, Udine, Prealpi Carniche, Resia furono determinanti nel permettere ciò e dimostrarono la vitalità dell’esercito anche in piena crisi di ritirata.
Caporetto dunque fu una battaglia persa sul piano militare, ma non certo una disfatta. Gli austro tedeschi si trovarono pure impreparati per lo sfruttamento di un successo inaspettato, ma questo nulla toglie che il grosso dell’azione difensiva italiana fu dovuta grazie alla capacità e alla tenuta di Comandi e Truppe del Regio Esercito, latamente intesi. Non tutti i Comandi, anzi mi permetto di dire la minoranza di essi, erano peraltro inadeguati. L’inadeguatezza dei Comandi Italiani a livello endemico è una leggenda frutto del modo di fare storiografica utilizzato per tanti decenni, basato su esempi circoscritti scelti avendo una tesi di fondo da dimostrare e non sulla valutazione della maggioranza dei casi, che sono quelli che fanno la valutazione finale.