Caporetto, chiarimenti

L'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale

L’Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale

In risposta ad alcuni commenti ricevuti sul blog al precedente post, credo siano doverosi alcuni chiarimenti.
So benissimo (sono nato e vissuto in Friuli!) che la storiografia ha (quasi) sempre rappresentato come invasioni gli attacchi provenienti da oriente e come liberazioni gli attacchi provenienti da occidente, pertanto lungi da me l’accusa di essermi recato a Caporetto per festeggiare alcunchè! La mia presenza era solo per rendere omaggio da parte mia e di tutta la cittadinanza manzanese ai caduti di quella guerra.
Per quanto riguarda il tema DISFATTA SI’ / DISFATTA NO riporto il breve ma pertinente e documentato inciso del dott.Marco Pascoli (Esperto storico sui siti della Grande Guerra e promotore del Museo della Grande Guerra a Ragogna) che ringrazio per la disponibilità.

Dunque, il tema è uno di quei temi “da convegni” non liquidabile in poche righe. Tuttavia, in estrema sintesi la mia opinione è che “Caporetto” fu un successo militare austro germanico dovuto
1) alla certosina preparazione e alle innovazioni tattiche austro-tedesche
2) ad una somma di errori e coincidenze negative non tanto dell’Esercito Italiano in toto, quanto dell’Ala sinistra della 2^ Armata, per responsabilità diffuse dei comandanti di armata, corpo, divisione e brigata. Cadorna, gli ordini di stare sulla difensiva li aveva dati idonei e per tempo (17 settembre 1917), non sono stati eseguiti. La mancanza di controllo sull’operato dei generali inferiori assieme alla scelta di tenere le riserve del Comando Supremo troppo a sud, nella pianura friulana, sono stati i due grandi errori di Cadorna, a mio avviso molto meno responsabile della sconfitta di Caporetto rispetto a Capello, Badoglio, Cavaciocchi e Bongiovanni.

Caporetto dunque è stato uno scacco subito su un settore determinato del fronte, non certo una disfatta dell’esercito, che da solo seppe organizzare prima una difficilissima ritirata (che, pure con notevoli sacrifici, andò in porto e fu gestita, salvando l’esercito), poi la battaglia d’arresto su Piave – Grappa – Altopiani. Le battaglie di retroguardia, come Ragogna, Pozzuolo, Cividale, Udine, Prealpi Carniche, Resia furono determinanti nel permettere ciò e dimostrarono la vitalità dell’esercito anche in piena crisi di ritirata.
Caporetto dunque fu una battaglia persa sul piano militare, ma non certo una disfatta. Gli austro tedeschi si trovarono pure impreparati per lo sfruttamento di un successo inaspettato, ma questo nulla toglie che il grosso dell’azione difensiva italiana fu dovuta grazie alla capacità e alla tenuta di Comandi e Truppe del Regio Esercito, latamente intesi. Non tutti i Comandi, anzi mi permetto di dire la minoranza di essi, erano peraltro inadeguati. L’inadeguatezza dei Comandi Italiani a livello endemico è una leggenda frutto del modo di fare storiografica utilizzato per tanti decenni, basato su esempi circoscritti scelti avendo una tesi di fondo da dimostrare e non sulla valutazione della maggioranza dei casi, che sono quelli che fanno la valutazione finale.

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